I dimenticati

Aggiornamento: mag 18

I dimenticati sono i ragazzi seduti sulle panchine, sui motorini, quelli che si sdraiavano in mezzo ai prati, che ridevano e scherzavano con tutta la spensieratezza di chi non ha neanche vent’anni, di chi avrebbe il dannato diritto di godersi la vita momento dopo momento, con quel mantra del carpe diem del professor Keating - alias Robin Williams - ne “l’attimo fuggente”.



I dimenticati sono gli universitari che tra una lezione e l’altra si sedevano nei chiostri dell’università, dibattevano dell’argomento del giorno, si confrontavano sulle proprie idee, si scambiavano gli appunti. Quelli del caffè, della sigaretta, delle corse per arrivare in tempo per l’inizio della lezione. I dimenticati sono i ragazzi che si ama(va)no, “che si baciano in piedi contro le porte della notte”, quelli a cui stanno togliendo l’ardore, la passione incontrollabile che si vive solo a quell’età. I dimenticati sono gli anziani che non hanno nessuno che dia loro un abbraccio, quelli che - un tempo - per attenuare la solitudine salivano sul tram nell’ora di punta per sentirsi parte di un qualcosa, quelli che si sedevano sulla panchina di un parco per respirare un po’ di vita. I dimenticati sono i ragazzi appassionati di calcio, quelli a cui sono state tolte quelle corse a perdifiato dietro al pallone, quelle corse verso la porta avversaria, quegli abbracci dopo un goal. I dimenticati sono i lavoratori dei musei, delle gallerie d’arte, dimenticata è la cultura: dimenticate sono quelle poltroncine dei teatri vuote, quelle sale dei cinema silenziose, con i proiettori spenti,

immerse in un silenzio che assorda. Dimenticata è la musica dal vivo, i concerti sono un ricordo ormai sbiadito, lontano, di quei momenti di aggregazione, di divertimento, di gioia, di vita. Dimenticate sono le partite allo stadio, l’esultanza dopo i goal, le serate al Wine Bar, le chiacchierate infinite sotto casa.




I dimenticati sono i ragazzini schiavi della didattica a distanza, come se una lezione davanti allo schermo di un pc potesse sostituire la vita in aula, la lezione come momento di incontro, la presenza dell’insegnante, il confronto con i compagni, come se la scuola fosse solo didattica e non anche preparazione alla vita.




I dimenticati sono gli anziani nelle case di riposo, sempre più soli, sempre più abituati alla vecchiaia che scorre inesorabile senza amore, senza carezze, senza abbracci. I dimenticati sono i fidanzati, gli amici, i famigliari, separati dai confini regionali, come fosse un’Italia del pre-unità. I dimenticati sono quelli delle attività “non essenziali”, come se alcuni lavori avessero più dignità, più importanza di altri, come se il lavoro non fosse sempre essenziale di per sè. I dimenticati sono gli empatici, i più sensibili, gli estroversi, quelli colpiti da profondi disagi psicologici, di cui nessuno parla, nessuno si cura, perché -ora- non ha importanza. Dimenticati sono i ragazzi che si amano, quelli che torneranno a suscitare la rabbia dei passanti, la loro invidia. E quando il coprifuoco notturno sarà un lontano ricordo, i ragazzi che si amano non ci saranno per nessuno, saranno “altrove, ben più in alto del sole, nell’abbagliante splendore del loro primo amore”.

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